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EXTRA! PETO

di Matteo De Giuli. Dagli assurdi romanzi di Abe Kōbō alla favola buia di Fukazawa Shichirō: come perdersi nella letteratura giapponese.

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gen 06, 2026
∙ A pagamento

Benvenuti, questo è un nuovo numero EXTRA! di MEDUSA, la newsletter a cura di Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi – in collaborazione con Not. 

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In questo numero leggerete di arche e di denti, di traslochi e di scatole, di sabbia e di corpi, di labirinti e ritrovamenti.


Un dorso verde pastello si è nascosto per anni tra gli altri senza mai trattenere il mio sguardo. Mai una volta che mi fossi fermato a guardarlo o mi fossi chiesto e questo libro cos’è? Quando l’ho preso? Solo un trasloco mi ha costretto a tirare fuori quel tomo per chiuderlo in una scatola con gli altri: allora ho letto la scritta in copertina: “ABE KOBO L’arca ciliegio”. Edizioni Spirali. Mai visto prima. Mai comprato, non io. Chi lo aveva infilato lì?

L’ho letto in un paio di sere, nel caos di mobili fuori posto e delle stanze spoglie che già non riconoscevo più. L’arca ciliegio è la storia di un eremita paranoico che vive nei cunicoli di un cantiere abbandonato. Corpacciuto, meticoloso, misantropo e smaliziato, l’uomo sente che l’esplosione di un olocausto nucleare è imminente. Ma non potrà salvarsi da solo, perché nella sua tana – che è un ingegnoso mondo sotterraneo fatto di tunnel, loculi e trappole mortali – cadono un venditore d’insetti e una coppia di adescatori.

A quel punto ho deciso di cercare altro di Abe, e da poco era stato ripubblicato Incontro segreto (editore: Atmosphere Libri). Un altro incubo claustrofobico, ambientato questa volta nei dedali di un gigantesco ospedale. Una clinica poco ortodossa, dove i pazienti, trattati come prigionieri, accettano con fatalismo il proprio destino abbandonandosi però ad avventure sessuali spericolate. La cronologia degli eventi è instabile, gli intrecci non si lasciano sciogliere, i paradossi temporali straripano.

Nel frattempo a casa non trovavo più i vestiti che mi servivano né le cose per cucinare. Era finito tutto in qualche scatolone già sigillato. Ho deciso di leggere un altro libro di Abe: La donna di sabbia, considerato il suo capolavoro. Purtroppo è fuori catalogo, ma si trovava e si trova facilmente in giro l’edizione Guanda. È da questo libro che vi consiglio di partire. Racconta di un professore, un entomologo che, andando alla ricerca di alcuni insetti rari, scopre un villaggio nel deserto nascosto in una grande buca. Le case rischiano continuamente di sparire tra le dune. Gli abitanti non fanno altro che spalare sabbia tutto il giorno.

Tutto era assurdo. L’avvenimento era troppo fuori dal normale. Un uomo iscritto regolarmente all’anagrafe, con un lavoro preciso, contribuente puntuale dell’erario, munito perfino della tessera della mutua per l’assistenza sanitaria: era permesso che un tale soggetto venisse preso in trappola come un topo o un insetto qualsiasi? Era incredibile. Probabilmente c’era stato qualche errore. Era chiaro che c’era stato un malinteso da qualche parte. Soltanto così si sarebbe spiegato tutto questo.

Dal villaggio non si riesce a fuggire. La sabbia è rapida, si accumula troppo velocemente. Non c’è tempo di fare altro, solo spalare. Così anche l’uomo viene inghiottito dall’inerzia del luogo. Sostituisce il marito defunto della donna che lo ospita. Si rassegna a spalare sabbia – e io, che leggevo, mi rassegnavo ad assemblare scatoloni. I pensieri dell’uomo sono

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