EXTRA! MOLECOLE
di Matteo De Giuli. Sogni, ambizioni ed errori della letteratura sulle droghe sotto l'effetto delle droghe, secondo Sadie Plant.
Durante un trasloco ho trovato una decina di fogli A4 in cui mi ero appuntato alcune considerazioni durante la lettura di Scritti sulla/sotto droga di Sadie Plant, che è stato tradotto per la prima volta in italiano da NERO nel 2024. Non ricordo per quale occasione scrissi queste cose, se per qualche pezzo che alla fine non ho pubblicato o cosa, ma il libro di Plant merita di essere letto e quindi ho pensato di sistemare quelle pagine per questo EXTRA.
La letteratura sulle droghe di solito sta da un’altra parte, non meno interessante ma comunque diversa, mi viene in mente la linea visionaria di Terence McKenna, immersiva e delirante, ecumenica, che vuole convertire il lettore a una coscienza psichedelica, oppure Dale Pendell, la cui trilogia Pharmako è un diario alchemico alla ricerca di una conoscenza che parta dalle molecole stesse, un’opera-mondo tutta sperimentazione letteraria e voce dispettosa da trickster.
Plant fa un’altra cosa ancora e usa la droga come lente per rileggere un paio di secoli di storia occidentale. Ad esempio la Guerra dell’Oppio – quando, a metà Ottocento, la Gran Bretagna impose alla Cina, con le cannoniere, di continuare a comprare l’oppio indiano per riequilibrare i conti del tè – diventa il momento in cui il commercio di una sostanza detta la legge di un impero. E così Rivoluzione Industriale si fa insieme causa dell’angoscia da cui i primi consumatori di oppio cercavano scampo e impresa finanziata da quel commercio. In maniera non troppo dissimile, qualche tempo dopo, la CIA interpreterà il capitolo novecentesco di questo stesso schema, quando cioè le agenzie nate per combattere la droga, nella logica della Guerra fredda finiranno per proteggere e trafficare eroina e cocaina pur di armare i propri alleati contro i nemici politici. La guerra cieca e indiscriminata alla droga ha sempre finito per produrre da sé i mercati, le mafie e i conflitti che dice di voler combattere. Non sono aneddoti pretestuosi, questi, ma i cardini della controstoria di Plant in cui le sostanze reggono di nascosto le leggi e la coscienza moderna.
Ma il filo che Plant segue più da vicino è la letteratura, e il suo libro è anche un tentativo di costruire una genealogia di chi ha scritto sulla droga sotto l’effetto della droga: un contagio che passa di autore in autore, ognuno a leggere i precedenti e a ripeterne errori, sogni e ambizioni.
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Sadie Plant nasce a Birmingham nel 1964. Studia filosofia a Manchester, dove nel 1989 discute una tesi sull’Internazionale Situazionista, poi pubblicata come The Most Radical Gesture, il primo ampio studio accademico su quel movimento che Plant legge come



