EXTRA! MALINCOMICO
di Matteo De Giuli. “Mi dava sicurezza, cioè microansia”. Appunti sulla scrittura di Ottiero Ottieri.
In viaggio tra Roma e Milano, diciamo all’altezza di Montepulciano, leggo questo incipit: “1948. Una linea gotica, mentale, per me taglia a mezzo l’Italia. Ci vivo a cavallo. I dilemmi spirituali, dell’anima, si proiettano nella geografia. Una scelta interiore si camuffa da scelta di una città e non è nemmeno del tutto un camuffamento. Roma è il mio essere, Milano il mio dover essere. Sogno una terza città che le unisca, dove avere tutto, conciliare tutto, e stare una buona volta tranquillo”.
Sento il brivido dell’identificazione; il libro è La linea gotica, taccuino di note autobiografiche di Ottiero Ottieri, e anche se racconta di una Roma e una Milano molto diverse da quelle che conosco e che abito io – una Roma molto più romana, mi viene da dire, più materna, lenta e addormentata, e una Milano molto più milanese, grigia, ricca, produttiva – i contagi tra letteratura e vita di questo tipo di scrittura diaristica non possono che intrappolare il lettore nel loro gioco di specchi.
Nel finale del libro Ottieri tira le somme della propria carriera fin lì, e per il futuro si promette: “Più letteratura. Basta con l’infatuazione sociologica. (...) Dovranno venire al pettine i nodi della contraddizione fra sociologia e poesia, fra amore del vero e amore del bello”. Leggo anche questa frase come familiare: è il tipo di cose che Nicolò ed io ci diciamo da qualche anno ormai e ci ripetiamo in questi mesi pensando al secondo libro da fare insieme. Ma possibile che nel primo non citassimo Ottieri, se non di sfuggita?
Questo è un nuovo numero EXTRA! di MEDUSA, la newsletter a cura di Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi – in collaborazione con Not.
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Ottiero Ottieri, lo scrittore dell’industria convinto che la letteratura potesse ancora dire qualcosa del reale, fu tra i primi in Italia a raccontare l’alienazione come sottoprodotto del progresso. Lo fece nella triologia di romanzi Tempi stretti (1957), Donnarumma all’assalto (1959) e, appunto,


