EXTRA! CICLI
di Nicolò Porcelluzzi. Il tempo è denaro ma più che altro è ciclico.
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In questo numero leggerete di musica preistorica e rami d’oro, di scimpanzè e rituali, di liquindi e darkwave.
Lo scorso martedì in Triennale a Milano ho presentato un progetto che si chiama La prima musica. Un’ora di “listening session” dal vivo. Dal sito:
L’evento esplora come le nostre parole nascano dal canto, riportandoci a un tempo remoto che separa l’essere umano dagli altri animali. Questa distanza non viene raccontata come un singolo evento ma come l’avanzare di un lento processo poetico e di conoscenza, una tradizione che unisce festa e scoperta. A guidarci in questa esplorazione sono le scoperte della paleontologia e le ipotesi dell’etnomusicologia, in un viaggio verso le origini del linguaggio musicale, senza il quale non ci sarebbe l’umano.
È stata un’occasione per combinare delle ricerche che porto avanti da qualche anno all’ascolto di alcune fonti preziose, soprattutto il repertorio musicale delle popolazioni aka e Ju/'hoansi. È stata anche un’occasione per stare insieme.
Ho pensato di condividere un breve passaggio dell’incontro (il progetto è ancora in corso), nel momento in cui ho notato che alcune suggestioni erano già emerse, decisamente informi e provvisorie, in una MEDUSA del 2018. Si chiamava SASSI e parte dopo l’immagine.
Buona giornata e buona lettura.
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Studiando la storia, e la preistoria, ci illudiamo di costruirci una macchina del tempo nella testa.
Andando a ritroso, crediamo di scendere dalla cima dell’albero in cui ci troviamo, nascosti dalla chioma; scendiamo appoggiandoci ai rami, li chiamiamo Medioevo, Antico Egitto, Paleolitico, e intanto scendiamo e scendiamo, lungo le radici… a me piace fare come le talpe, e infilarmi sottoterra.
Forse è un modo di vedere le cose che abbiamo ereditato dalle teorie evoluzioniste dell’Ottocento, dalle tesi di Darwin. Com’è noto, a quei tempi quelle idee si diffusero molto in fretta, e già qualche decennio dopo, un tizio che si chiamava Guido Adler, mentre era impegnato a gettare le fondamenta della musicologia moderna, prendeva in prestito dalle scienze naturali gli strumenti intellettuali necessari ai suoi scopi.
Nasceva una concezione della storia musicale come successione logica e quindi inevitabile di periodi stilistici, ognuno caratterizzato da un’idea di musica e da specifiche opere di valore emblematico.
Però io, e tanti altri prima di me, mi sono fatto l’impressione che parlando di musica le cose siano un po’ diverse.



